Storie Olimpiche-La perfezione

“La perfezione si ottiene, non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.”

Antoine de Saint-Exupéry

Montreal 1976. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi si parla di perfezione. Una ragazzina di 14 anni rumena il 18 luglio di 40 anni fa metterà più di una volta in crisi il sistema di calcolo del punteggio nella ginnastica. Nadia Comaneci nata ad Onești, in Romania, il 12 novembre 1961, una zona industriale dei Carpazi, si chiama così perché la madre scelse il suo nome ispirandosi a Nadiezhda (speranza in russo), l’eroina di un film sovietico. Inizia a fare ginnastica a 3 anni, alla sua prima gara in assoluto si qualifica al tredicesimo posto, la sua allenatrice la prende da parte dicendole:”Non farai più un risultato del genere”. Sembra proprio prenderla alla lettera. 

Le vince praticamente tutte ma la sua stella inizia a brillare proprio a Montreal. Ha 14 anni, è alta 1 metro e 53 e pesa 39 Kg quando si esibisce sulle parallele asimmetriche. Alla fine della prova, che lascia senza fiato tutti gli spettatori, i giudici raccolgono le votazioni e le formalizzano a un loro rappresentante che si avvicina al responsabile che gestisce le apparecchiature tecnologiche per comunicare la valutazione definitiva. Seguono lunghi momenti di silenzio. Il tabellone è tarato fino a 9,99, non è “programmato” per quattro cifre, non prevede il punteggio perfetto, il 10,00, che è quello che è stato attribuito a Nadia. Non sarà l’unico 10 che porterà a casa in quelle incredibili Olimpiadi da cui esce con tre medaglie d’oro (individuale, parallele e trave), un argento (a squadre) e un bronzo (corpo libero). E con un record: la più giovane atleta di sempre a vincere un oro ai Giochi. Record che resterà per sempre suo, visto che con la revisione dei regolamenti, l’età minima per la partecipazione alle competizioni olimpiche è stata alzata a 16 anni, e che l’ha consacrata come una delle più grandi atlete del XX secolo.

A soli 14 anni si compie il suo destino, quello di entrare in maniera indelebile nella storia dello sport. Purtroppo per lei, il suo destino sarà anche quello di cadere nelle grinfie del regime rumeno, perché come spesso accade, lo sport non riesce a non andare a braccetto con la storia.

Nicolae Ceausescu inizia a sfruttare la sua immagine, amata da milioni di persone in tutto il mondo, a fini di propaganda, per esaltandola come “gloria del comunismo”. Nadia viene ricevuta a palazzo, insignita delle massime onorificenze. Poi inizia una terribile relazione con Nicu Ceausescu. Il figlio del dittatore “la picchia fino a coprirla di lividi, la usa come un giocattolo, un oggetto di piacere per sé e per i propri amici”, racconta la madre. Nadia tenta il suicidio bevendo candeggina, soffre nel fisico e nell’anima, ma quando gareggia ritorna la campionessa di sempre. I successi sportivi si ripetono ai Mondiali di Strasburgo (1978) e Fort Worth (1979) fino alle Olimpiadi di Mosca 1980, coronate da due ori (corpo libero e trave) e due argenti (individuale e a squadre). Poi nel 1984 il ritiro dalle competizioni, e dalla scena pubblica fino alla alla fuga, a piedi, in Ungheria, e di lì negli Stati Uniti, a fine novembre 1989, un mese prima del crollo del regime e della fucilazione di Ceausescu. Quando, nel novembre 1994, cinque anni dopo la caduta del comunismo, torna in Romania viene accolta come un’eroina, e si esibisce in un esercizio a corpo libero salutato da un’ovazione. Negli Stati Uniti, il paese in cui ha scelto di vivere, ritrova un ex ginnasta della squadra americana che aveva conosciuto, bambina, a Montreal. È Bart Conner, due medaglie ai giochi olimpici del 1984 di Los Angeles. Si sposano nel 1996. Dieci anni dopo diventa mamma con l’arrivo del piccolo Dylan. Adesso è impegnata in numerose attività benefiche e in prima linea nella lotta alla distrofia muscolare.

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