Talento, abnegazione e sacrifici. Come si diventa Gigi Buffon.

Anno domini 2006. Secondo tempo supplementare, si gioca Italia-Germania, semifinale dei Mondiali, a casa dei tedeschi.
Ai punti meritiamo noi, palo di Gilardino e traversa di Zambrotta, ma sullo 0 a 0, quando mancano una manciata di minuti ai rigori, noi siamo presi alla sprovvista da un contropiede tedesco, 4 contro 2, palla larga a Podolski che in area, defilato, spara dritto contro la porta.
Non era un tiro esageratamente pericoloso, ma era forte, insidioso. Il nostro portiere la devia in angolo, e qualche minuto dopo, come sappiamo a memoria dalla parole eterne ormai di Caressa, Pirlo serve a Grosso la palla che conduce alla finale.

Il portiere era Gianluigi Buffon. Oggi è considerato uno dei portieri più forti di sempre, e alla veneranda età di 37 anni ha già messo nel mirino il prossimo mondiale, e sarebbe il quinto.
Ma Buffon non si nasce, lo si diventa.
Il capitano della Juventus ha parlato a una platea di manager d’impresa durante un workshop organizzato da Randstad presso lo Juventus Stadium dal titolo: “La gestione efficace del talento e di un team”, sottolineando che per diventare il migliore occorrono una buona dose di talento, tante rinunce e molta perseveranza.

Che occorra il talento è fuor di dubbio, ma come sottolinea Buffon, esso deve essere coltivato con abnegazione e sacrifici. Altrimenti si rischia di essere campioni inespressi o effimeri. Quante volte nei più classici discorsi da bar si usa la frase: “e ma se avesse la testa sarebbe un fenomeno”. Buffon di teste ne ha due! Un campione completo, e soprattutto uomo prima che calciatore.
Per giocare a certi livelli bisogna mettersi nell’ottica di fare sacrifici e rinunce. Dopo i 30 anni ho aumentato l’attenzione, la cura del dettaglio. Non è una visione maniacale delle cose, l’integralismo mi stufa molto in fretta, ma rispetto ad un tempo coltivo molto di più la prevenzione”.
Buffon era già stato additato come fuoriclasse a 17 anni, “ero già diventato qualcuno, ma questo non basta per diventare un uomo. Ero un ribelle, sotto certi aspetti. Se oggi che ho 37 anni avessi ancora quel carattere sarei probabilmente un emerito cretino“, così commenta il portiere della Nazionale.
E oggi è uno dei simboli del nostro calcio, uno dei simboli dell’Italia calcistica all’estero. Non ci è dato sapere se riuscirà veramente a esserci ai mondiali del 2018 in Russia, se dovesse ancora difendere i pali degli Azzurri allora saremmo di fronte a qualcosa di più che a una leggenda sportiva.
Ma se guardiamo il palmares e la sua carriera, ci rendiamo conto che forse Buffon una leggenda lo è già.

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