Tam Tam Basket: L’integrazione oltre le regole

La Federazione Italiana Pallacanestro (Fip) ha deciso di chiudere un occhio, concedendo una deroga ad una squadra Under 14 e lo fa per un motivo più che valido. La buona causa si chiama Tam Tam basket, si tratta di una squadra di cestisti, composta tutta di figli di immigrati africani, nati, vissuti e mai usciti dal territorio di Castel Volturno, ma non ancora considerati cittadini italiani. Proprio il non possesso della cittadinanza italiana avrebbe impedito al team di partecipare al campionato Under 14 regionale di pallacanestro. Eppure è stata fatta un’eccezione.

Ma ripercorriamo nel dettaglio come è andata questa bella storia. C’è una squadra giovanile di basket a Castelvolturno, città dal forte disagio sociale e con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia quasi tutti di provenienza africana e con difficoltà d’inserimento. Si tratta, come detto, di tutti ragazzi stranieri, con un grande sogno, quello di coltivare la passione per il basket. Proprio per questo l’allenatore Massimo Antonelli li ha voluti iscrivere al campionato regionale Under 14, trovando però un ostacolo: il regolamento della Fip, infatti, prevede che non possano esserci più di due stranieri per ogni squadra.  È proprio l’amore per il basket la leva che Massimo Antonelli aziona per innescare tale riscatto.  Dopo la battaglia dell’allenatore, con tanto di manifesto Io Sto con Tam Tam Basket, il presidente della Fip Gianni Petrucci e il massimo dirigente del Coni Giovanni Malagò hanno scelto di fare uno strappo alla regola, rilasciando una deroga che permetterà ai ragazzi di competere nel prossimo campionato Under 14.

 

È una vittoria di tutto lo sport

ha detto il coach del Tam Tam Basket appresa la notizia.

Una bella storia di sport e di integrazione dalla quale speriamo che in tanti prendano spunto per altre iniziative di questo tipo. Questo è un sì che rappresenta un grande successo di civiltà, reso possibile grazie ad una coraggiosa campagna d’informazione nata dal sostegno di una buona fetta di popolazione unita al buon giornalismo e alla buona politica. È proprio in zone difficili come Castelvolturno che sarebbe stato infelice negare a questi ragazzi la possibilità virtuosa e costruttiva dello sport, tale divieto avrebbe significato un’ulteriore esposizione al rischio dell’illegalità. La svolta è stata decisiva per sbloccare una situazione che, a causa della miope burocrazia gestionale dello sport italiano, avrebbe causato un’inaccettabile ingiustizia.

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