Tim Krul e la forza psicologica

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Tim Krul è un portiere che fino a qualche giorno fa era sconosciuto ai più ma, in circa 5 minuti, è entrato nella storia per la sua impresa ai calci di rigore durante i quarti di finale tra Olanda e Costa Rica.

Sappiamo tutti come è andata: al 119esimo minuto, Louis Van Gaal sostituisce il portiere titolare (Cillessen) con Krul che, in totale, contava 5 apparizioni in Nazionale negli ultimi 3 anni. Non proprio un veterano, insomma. Eppure non si parla che di lui, eroe nazionale insieme al proprio allenatore, artefice di una mossa decisamente astuta.

Il numero 23 della Nazionale Oranje ha fatto qualcosa di unico: 2 rigori parati su 5, nonostante in carriera non sia mai stato un pararigori (solamente 2 su 20, fino a quel momento magico). Allora perché metterlo in campo? Perché preferirlo a Cillessen, numero 1 e titolare dell’Olanda? Qui, inesorabilmente, a fare la differenza non sono state tanto le caratteristiche fisiche o tecniche, ma quelle mentali. Già, la differenza l’ha fatta la testa, o meglio le teste: quella del portiere numero 23 e quelle dei rigoristi del Costa Rica.

Partiamo dal gesto della sostituzione. Ogni cosa che facciamo comunica sempre qualcosa, in pratica, ci è impossibile non comunicare. Viene da sé, quindi, che la sostituzione abbia comunicato qualcosa. Cosa? Agli occhi degli avversari, quel gesto è stato a significare: “entra un portiere specializzato nei rigori, uno molto più bravo di quello che c’era in campo”. Insomma, l’ingresso in campo è stata una dimostrazione di sicurezza da parte della squadra olandese, a dispetto delle certezze degli avversari.

Altro aspetto fondamentale da trattare: la prospettiva del portiere e quella del tiratore durante i calci di rigore, e qui dobbiamo scomodare un concetto psicologico: il frame. Per frame intendiamo la cornice entro la quale vengono presentate le diverse situazioni. Si parla di gain frame quando viene presentata una situazione in termini di vincite, mentre si parla di loss frame quando la stessa viene presentata in termini di perdite. E’ stato ampiamente dimostrato che, a seconda di come vengono presentate le situazioni, le persone compiono scelte differenti (si è più portati ad agire, quindi, quando si è di fronte ad un gain frame). Ecco allora che i rigori assumo due prospettive diverse in base al protagonista. Per il portiere, la situazione presentata rispecchia un gain frame, mentre per chi calcia il rigore, la situazione è spesso presentata in termini di perdite (loss frame). Per il portiere, c’è tutto da guadagnare, al portiere viene riconosciuto il merito di parare ma non il demerito di non riuscire a prendere la palla. Per i tiratori, invece, c’è tutto da perdere. Ci si aspetta infatti che il giocatore segni e l’errore viene vissuto in maniera decisamente negativa. In poche parole, al portiere viene detto: “Se li pari, sei un campione“, mentre al rigorista: “Se lo sbagli, sei un perdente“. Viene da sé che la situazione psicologica sia nettamente differente tra i due protagonisti dei calci di rigore.

Infine, un ultimo aspetto da sottolineare è quello dell’atteggiamento. Per quanto possa risultare antipatico, Krul con il proprio comportamento ha creato una situazione di enorme tensione negli avversari. “Van Gaal mi ha detto: ‘credi in te’“, queste le parole del portiere olandese al termine della partita, che ben spiegano cosa sia successo. Il numero 23 Oranje ha dimostrato sicurezza, ai limiti della presunzione, andando ad attaccare le certezze di ogni avversario. “So dove lo tirerai“, ha ripetuto più volte al rigorista sul dischetto, “Te lo prendo“, diceva, accompagnando il tutto con gesti che trasmettevano sicurezza in sé e nelle proprie parole.

Tim Krul ci è riuscito, ha portato la sua squadra in semifinale. Non vogliamo discutere del fatto che possa essere sembrato antipatico, ma desideriamo concentrarci sull’importanza che ha avuto la componente psicologica. Krul, per niente un pararigori, ha vinto con la testa, con la forza della comunicazione verbale e non verbale. I giocatori avversari non sono stati, psicologicamente, alla sua altezza, sono caduti nel gioco psicologico e si sono fatti trascinare in un vortice di insicurezza che li ha portati alla sconfitta.

Onore alla Costa Rica, sorpresa di questo Mondiale, ma la differenza (ancora una volta) l’ha fatta la “testa”.

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