Tutta l’emozione di correre la Stramilano

Anche quest’anno è arrivata, ce la siamo proprio sudata, ma soprattutto gustata, la gara che più o meno ogni podista milanese ama senza condizioni: la Stramilano!

Giunta alla 45ma edizione, la mezza maratona meneghina ha visto quasi 6000 iscritti, di cui 1653 donne… Ed io c’ero! Mentre ci ripenso, realizzo che la carica adrenalinica della gara, dopo oltre una settimana dall’evento, ancora mi circola nelle vene e il solo ricordo mi fa venire una voglia irrefrenabile di uscire a correre!
E’ domenica 20 marzo, apro gli occhi in anticipo sulla sveglia, portando con me un groviglio di sogni agitati in cui manco la partenza, non trovo l’orologio, non trovo le scarpe da corsa e piango per la mia gara preferita mancata e per i rimproveri del mio coach – è da quando sono ragazzina che le competizioni mi mettono ansia… certi vizi non si perdono proprio mai… – ma ora sono impaziente di raggiungere la mia squadra, Canottieri Milano, che si sta radunando in viale Elvezia con il solito abbondante anticipo.
Ho bisogno del conforto dei miei amici, li vedo, li abbraccio, ci stringiamo tutte e tutti con l’immancabile allegria, con il piacere di ritrovarsi, lasciandosi alle spalle, per qualche ora, le ordinarie routines, figli, mariti, compagni, lavoro… lasciamo che le nostre vite si sospendano ed apriamo una finestra sulla nostra passione!

E poi c’è il rituale della lamentazione pre-gara: raramente i podisti confessano di sentirsi al meglio della forma, anche quando ciò sia palese. Forse solo x stupire prima di tutti se stessi alla fine della prova, in caso di risultato positivo, o per assicurarsi quel minimo di consolazione in caso contrario.

Sembra non si aspetti altro se non di incontrarsi per iniziare ad elencare dolori ed incertezze… io, ad esempio, esordisco sempre con un catartico piagnisteo su quanto poco fiato mi senta, su improbabili sensazioni di irrimediabile lentezza, diluito con evidente inadeguatezza all’evento… oggi, poi, peggio del solito: da qualche settimana le gambe non rispondono come io comando loro, inesorabilmente orientate verso un ammutinamento dal resto del corpo… maledette, vi prendete gioco di me e la mente sembra appesantire la sensazione di fatica, facendo il loro gioco. Ecco, l’ho detto, forse oggi non ce la farò – il coach esplode in una risata incontenibile… che sia di buon auspicio? Forse lui sa cose che a me sfuggono? – però ora mi sento già meglio. Terminate le operazioni di base – crema, calzini tattici, sistemazione del pettorale, oddio non ho l’elastico, mi manca la molletta, mi passi una barretta, ho già sete… – sfoggiamo il nostro sorriso migliore per la foto di gruppo perché oggi siamo davvero belli, forti del nostro numero e dei nostri colori.

E’ ora, si parte, riscaldamento, posizionamento nelle “gabbie” di partenza. Tutti pigiati, fa già caldo, le ultime raccomandazioni: non partire troppo forte, ti voglio aggressiva e soprattutto – il mantra di tutti – divertiti! Sparo, cannone, via!

La massa mi trasporta, attacco il crono sotto l’arco della partenza e cerco subito il mio passo costringendomi a non accelerare, mi sento leggera, la mia paura è che questa sensazione duri troppo poco. Lungo corso Sempione scorro con lo sguardo la folla, trovo gli amici, osservo Milano così festante, così diversa, ascolto il tifo e i primi km scorrono veloci. Mi sento bene, a poco a poco le mie preoccupazioni si sciolgono e quasi non penso alla distanza.

Primo appuntamento: il mio compagno, puntuale al ristoro di metà gara, mi allunga un bicchiere con dei sali, che rovescio all’istante! Non importa, aspettavo solo di vederlo e mi sento già “ricaricata”.

Avanzo ancora, alzo lo sguardo e la mia piccola amica Diana, che assisto quasi tutti i pomeriggi x i compiti, mi saluta dalla finestra, grazie x avermi aspettata!

Ancora 1 km e la mia più cara e vecchia amica Veronica è pronta al balcone per una foto! Trovo il fiato per chiamarla, saluto i suoi bambini, grazie amica, un brivido mi commuove! La foto non è venuta, ma le mie gambe trovano nuovo slancio!

Siamo oltre la metà, ora sono sola, basta appuntamenti; cerco una “lepre”, bene, mantengo il ritmo e cerco di contrastare qualche insidioso rallentamento… Manca poco più di 1 km, non mollare, mi sussurra un ragazzo in evidente accelerazione finale – è fantastico, qui siamo tutti amici, è la solidarietà fra chi conosce e condivide una fatica ben nota, di cui solo noi comprendiamo la forza interiore – dài che è finita! vorrei aumentare il ritmo, ma le curve dell’ultimo tratto mi rendono difficile la manovra, entro nell’arena, quasi cado, accidenti, mi sono bruciata la manciata di secondi sotto il mio personale, ma non importa, volo sotto il traguardo!

Finita, sto benissimo!

Obiettivo raggiunto: divertita, arrivata sana, per poco non ho battuto il mio record, da qui partirò per fare ancora meglio, ma quel che è per me più importante, ho gestito la gara con più equilibrio, forse segnando un piccolo punto verso il vero traguardo che il nostro saggio coach, nella sua esperienza, suggerisce a tutti noi, ovvero quello di diventare atleti “maturi”, capaci di allenare anche la nostra mente… scorre in me una piacevole sensazione di libertà, una riserva di energia a cui potrò attingere per giorni, in allenamento e nel quotidiano, fino alla prossima ricarica…

Nessuno fermi questa sana ricerca di felicità semplice e straordinariamente condivisa!

Adriana Briotti

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