Un anno… di bici!

Dopo la splendida vittoria di Vincenzo Nibali al Giro di Lombardia, la classica delle foglie morte, sul 2017 a pedali stanno scorrendo lentamente i titoli di coda. Perché il rompete le righe sia ufficiale bisognerà aspettare fino al 5-11, giorno in cui si correrà l’ultima tappa del Tour oh Hainan, il secondo dei due appuntamenti cinesi di ottobre. Un bilancio però può essere già stilato senza troppe remore e per il ciclismo italiano, pur con qualche cono di luce che lascia ben sperare per il futuro, non è stata certo una stagione trionfale.

Risultati a parte il 2017 passerà alla storia per il tragico incidente che ha visto Michele Scarponi perdere la vita durante una sessione di allenamento. L’Aquila di Filottrano, complice l’infortunio occorso a Fabio Aru, si stava preparando a tornare capitano in un grande giro dopo qualche anno da gregario. La vittoria nella tappa d’apertura del Giro del Trentino, il 17-04, lasciava ben sperare. Non nella vittoria finale, quella era praticamente impossibile, ma in qualche numero alla Scarponi e, perché no, anche in un paio di traguardi da attraversare con le braccia al cielo. Invece Michele, fuor di retorica uno degli atleti più amati del gruppo, ha incrociato il suo destino solo 5 giorni dopo la sua ultima vittoria, lasciando tutti attoniti. La sua proverbiale voglia di scherzare e la sua verve durante le interviste (anche dopo le tappe più dure) aggiungevano pepe a momenti solitamente piuttosto ripetitivi, momenti che risulteranno inevitabilmente meno saporiti senza questo corridore.

A proposito di grandi giri, dal Giro d’Italia numero 100 ci si aspettava sicuramente molto di più. L’infortunio di Aru ha purtroppo tolto di scena uno dei protagonisti più attesi, ma è assolutamente uno scandalo che per la prima vittoria di tappa italiana – record negativo – si sia dovuto aspettare fino al sedicesimo giorno di corsa. Vincenzo Nibali ha messo la firma sull’arrivo di Bormio, uno dei più prestigiosi. Lo stesso corridore siciliano, campione in carica, ha “salvato” la classifica generale riuscendo a salire sul podio (3°). Il brutto del ciclismo è che basta poco per “rovinare” una stagione e questo è successo a Fabio Aru. I problemi al ginocchio che gli hanno negato la corsa rosa lo hanno limitato anche due mesi dopo al Tour de France. Il bilancio del sardo in terra transalpina parla di una vittoria di tappa e del 5° posto nella classifica generale, numeri che comunque lasciano ben sperare in ottica 2018. Il terzo grande giro del calendario si corre ad Agosto in Spagna ed è la Vuelta. Ancora una volta il portacolori italiano è stato Nibali, classificatosi secondo, ma è da segnalare il grande exploit di Matteo Trentin, che ha ottenuto ben 4 vittorie di tappa. Al momento per le prossime stagioni i nomi più caldi rimangono quelli ormai noti: Nibali a 33 anni potrebbe aver già dato tutto per quanto riguarda la vittoria finale, mentre Aru, 27 anni, entra ora nel pieno della carriera e deve dimostrare di poter trionfare al Giro e al Tour dopo la Vuelta conquistata nel 2015.

Anche per quanto riguarda le più importanti corse di un giorno il bilancio poteva essere migliore: ancora una volta è rimandato il ritorno italiano alla vittoria nella Milano-Sanremo, in una grande classica del nord e al mondiale. La rassegna iridata ha visto il terzo trionfo consecutivo di quel fenomeno che risponde al nome di Peter Sagan, ma il percorso dell’anno prossimo dovrebbe favorire l’Italia. A salvare capra e cavoli ci ha pensato anche in questo caso Vincenzo Nibali, autentico e poliedrico fuoriclasse, con la vittoria al Lombardia di cui si parlava in apertura. In questo caso per il 2018 le frecce all’arco tricolore sono più numerose che per i grandi giri: oltre allo Squalo dello Stretto ci sono i soliti Diego Ulissi ed Elia Viviani (4 e 9 vittorie quest’anno), il loro coetaneo (’89) Matteo Trentin, finalmente esploso, e Gianni Moscon, nel 2017 vincitore del campionato italiano a cronometro e soprattutto autore di grandi gare al Giro delle Fiandre (15°), alla Parigi-Roubaix (5°) e al Giro di Lombardia 3°, piazzamenti più che soddisfacenti visti i suoi soli 23 anni. Lui e il pari età Mareczko, velocista, sono i nomi nuovi per quanto riguarda il ciclismo tricolore.

L’impressione che lascia questo 2017 è quella di una stagione “di mezzo”, in cui sono stati ottenuti meno risultati di quanto auspicato, ma che ha lasciato intravedere del buon materiale per raccogliere più frutti l’anno prossimo. Per questo la valutazione complessiva assumerà sfumature più chiare o più scure a seconda di come si comporteranno i nostri atleti nel 2018.

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