Una parentesi chiamata Dolomiti

d4Il continuo parlare alla partenza, lo sparo, il via, la salita che si avvicina e le voci si zittiscono. Sembra il frinire dei grilli d’estate il rumore che proviene dalle catene mosse da pedalate che scandiscono una finta pace agonistica. Tutto intorno uno stadio muto fatto di vette illuminate dal sole debole che penetra da nubi minacciose e che osserva il serpentone di ciclisti trascinarsi sulle rocciose vette. Io lì tra altri 10000 a godermi lo spettacolo, ad alzarmi sui pedali in salita, ad accovacciarmi sul manubrio in discesa, osservo tutto, i ciclisti attorno a me, le loro nazionalità segnate sui pettorali, i tanti modelli di bici. Le nuvole sembrano scaricare rovesci d’acqua per poi sparire velocemente tanto dal farmi desistere sulla scelta di correre il percorso lungo 138km. Arrivo a braccia alzate al traguardo di Corvara con i miei 106km e gli oltre 3000 metri di dislivello e mi piace perchè è la prima volta in bicicletta dopo tanti traguardi che ho attraversato con la corsa. Ho rispettato la montagna e lei ha rispettato me. Io sono felice e rido come fa mio figlio che al traguardo corre ad abbracciarmi

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