Uruguay 1930. Il calcio che non c’è più.

Uruguay campione del mondo nel 1930 (wikipedia.org)
Uruguay campione del mondo nel 1930 (wikipedia.org)

Un tuffo nel passato. La storia di un calcio che non c’è più, forse anche di un mondo che non c’è più. È il Luglio di 85 anni fa. Si gioca la prima finale dei primi campionati mondiali di calcio, inventati e voluti fortemente dall’allora presidente della Fifa, Jules Rimet.
Fu scelta come sede per la disputa del mondiale il paese la cui squadra aveva vinto le due precedenti edizioni delle Olimpiadi, l’Uruguay.

Il problema a quei tempi era che organizzare una trasferta dall’altra parte del mondo per le squadre europee era un’impresa decisamente ardua.
Inoltre molte scuole calcistiche europee snobbarono volontariamente la manifestazione, risentite dal fatto di essere state messe in secondo piano circa la scelta della sede del torneo.
Ad esempio, l’Italia non si presentò al Mondiale, insieme all’Austria, Ungheria, Inghilterra e Cecoslovacchia.

Come dicevamo, era un calcio d’altri tempi, calzoncini lunghi fino al ginocchio e arbitri in giacca e cravatta. Era un calcio ancora lontano dall’idea del professionismo.
Il mondiale comunque parla la lingua del Sudamerica, indubbiamente sono le squadre più forti. Le due semifinali vedono vincere i padroni di casa per 6-1 sulla Jugoslavia e con lo stesso punteggio l’Argentina elimina gli Stati Uniti.
Il 30 luglio si gioca la finale al Centenario di Montevideo.

La rivalità fra queste due nazioni è qualcosa alla quale noi non siamo più abituati.
Alcuni giocatori uruguayani pochi prima della finale pare che abbiano ricevuto minacce di morte da parte degli argentini. La stessa cosa accade all’arbitro, il belga Langenus, che impone alla FIFA la stipula di un’assicurazione sulla vita a favore della propria famiglia.

Federico Buffa, uno dei più grandi story-teller e soprattutto un esperto conoscitore del futbol sudamericano afferma che da sempre gli argentini considerano l’Uruguay una loro provincia distaccata, con la quale possono fare più o meno ciò che vogliono. Ovviamente gli uruguayani si allontanano da questa interpretazione, affermano una loro identità e soprattutto sono estremamente orgogliosi quando si parla di calcio. sono convinti, e hanno ragione, di aver vinto di più degli argentini. quando si entra al Centenario di Montevideo loro dichiarano di essere 4 volte campioni: hanno all’attivo 2 mondiali (1939 e 1950), e le due edizioni delle Olimpiadi precedenti al primo mondiale disputato, vale a dire Parigi 1924 e Amsterdam 1928.

Questa rivalità, ancora attualissima, ha appunto origini antiche. Il clima prima della finale del 1930 era decisamente infuocato. Era infuocato a tal punto che, sempre Buffa, ci racconta un singolare episodio avvenuto nello spogliatoio uruguayano.
Aurelio, parla al suo capitano Nasazzi e gli dice: “io non me la sento di giocare”. Aurelio tra l’altro aveva appena realizzato due clamorosi gol nella “manita + 1” rifilata alla Jugoslavia, era il giocatore più in forma della squadra.
A quel punto, Nasazzi gli sfila letteralmente la maglia e chiama un giocatore, che era lì in borghese: “gioca lui!”. Questo “lui” era Castro, un falegname che aveva perso la mano destra 13 anni prima. Segnò l’ultimo gol della partita, quello del 4-2 all’89esimo minuto.

Questo segnò l’inizio di una delle più emozionanti competizioni sportive di sempre. E nessuno se ne rese conto. Il francese Lucien Laurent segnò il primo gol nella storia dei mondiali di calcio e dice: “stavamo affrontando il Messico e nevicava, dato che nell’emisfero meridionale era inverno. Uno dei miei compagni crossò il pallone e io ne seguii con attenzione il movimento, colpendolo al volo di destro. Fummo tutti contenti, ma non esultammo — nessuno comprese che eravamo passati alla storia. Una veloce stretta di mano e proseguimmo l’incontro. Non ci fu neanche dato un compenso: all’epoca eravamo dilettanti a tutti gli effetti”.

Parole, ricordi e atmosfere di un calcio che non esiste più. Purtroppo o per fortuna.

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