Il presidente della UEFA ha bocciato la tecnologia: la confusione è mero pretesto e la decisione lascia la competizione un passo indietro.

La prima ragione del no è stata che la Var non è presente in tutti i campionati europei e di conseguenza non in tutti paesi ci sarebbe la cultura corretta né tutti gli arbitri sarebbero in grado di applicarla in Champions League. Il freno però pare essere, essenzialmente, un altro. I costi sono elevati per alcune realtà del continente europeo, che avrebbero delle difficoltà nel fornire gli strumenti necessari per adottare questo tipo di tecnologia. E questo è purtroppo un limite meno superabile. E dico «purtroppo» perché è una sconfitta, siamo d’accordo che non è perfetta e che la sua applicazione deve ancora essere migliorata, ma bocciarla del tutto significa lasciare una competizione importante come la Champions un passo indietro.

La Var in Serie A ha corretto più di sessanta decisioni errate e nella stagione prossima, le principali federazioni la adotteranno anche in Europa. Rifiutarla in Champions è stato come bloccare gli sviluppi di uno strumento che alla lunga non può che garantire risultati più regolari, una dose minore di furbate, e soprattutto meno errori.

Manchester City vs Liverpool 1-2

Pep Guardiola ha chiuso la sua notte di Champions seduto sugli spalti, espulso, a lungo rassegnato: Il City è fuori dalla competizione, l’accesso in semifinale va alla squadra di Klopp. I Reds vincono ancora, forti del risultato dell’andata, e il gol di Salah che chiude definitivamente i giochi arriva dopo soli dieci giri di lancette dalla ripresa. Tuttavia l’impressione è che tutto sia finito poco prima dell’intervallo, quando il direttore di gara ha annullato una rete regolare a Sané. Lì Guardiola ha cominciato ad innervosirsi, finendo con il farsi espellere, e tutto il City ha smesso di sognare. Scossi emotivamente dal clamoroso errore arbitrale, il City molla nella ripresa e cade quando prende consapevolezza del fatto che dovrebbe segnare quattro gol per passare il turno.

Sarebbe andata diversamente se ci fosse stata la Var? Io credo proprio di sì, ed è la dimostrazione che non può mancare. Non possiamo sapere se alla resa dei conti poi il City di Pep sarebbe stato in grado di segnare un’altra rete, inutile dire però che avanti 2-0 si affronta la partita in modo diverso, un errore così taglia le gambe e spezza il ritmo emotivo.

Real Madrid vs Juventus: la partita in un minuto

L’inizio è stile Roma, dopo un minuto e qualche secondo l’incornata di Mandzukic fa sognare al Bernabeu. Prova di livello, se non leggendaria quella dei bianconeri di ieri sera, che ribaltano lo 0-3 dell’andata con la doppietta di Mandzukic e Matuidi. Al 93′ arriva l’eliminazione drammatica, in meno di un minuto tutto va in frantumi. Quando mancavano trenta secondi ai tempi supplementari, Benatia prende dentro Vazquez ed è calcio di rigore. Al fischio decisionale seguono le feroci proteste dei giocatori in bianconero, le urla di Chiellini con i suoi you pay rivolti ai Blancos e l’espulsione di Buffon. Quando i replay della diretta cambiano le angolazioni, da un lato sembra che il tocco ci sia, dall’altro no. L’impatto di Benatia rimane un errore, che probabilmente avrebbe evidenziato anche la Var. Bisogna porre sul piatto della bilancia anche il fattore umano, concedendo un margine che non necessita di intervento. Perché il calcio è anche questo. Se avesse avuto la possibilità di controllare, il direttore di gara avrebbe avuto anche modo di riflettere, forse non sarebbe cambiato nulla… ma avrebbe sicuramente guardato al fatto che la Juventus meritava di giocarsi i supplementari, ed eventualmente di uscire in quella seconda mezz’ora. Il tutto era a discrezione dell’arbitro ieri sera, e lo sarebbe stato anche con la Var. Dico che con un minimo di ragionamento o di «clemenza», se così vogliamo chiamarla, ieri il fischio del calcio di rigore si poteva evitare.

Invece no, e CR7 dal dischetto non ha sbagliato: il sogno è svanito, per quanto a testa alta, la Juve esce di scena e deve riconoscere che è proprio maledetta.

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