La Festa del Redentore a Venezia è uno degli eventi più famosi della città lagunare, vissuto intensamente dai suoi abitanti e molto atteso dai turisti che accorrono in massa per assistere allo straordinario spettacolo pirotecnico a Venezia. Il Redentore viene celebrato ogni anno il terzo fine settimana di Luglio in due affascinanti giornate che uniscono lo spettacolo alla tradizione.

La notte del Redentore a Venezia è il momento più atteso della festa: Bacino di San Marco sullo sfondo, in cielo giochi di luce e riflessi che sull’acqua creano un palcoscenico incredibile. I fuochi d’artificio del Redentore regalano uno spettacolo che non ha eguali, creano un’atmosfera variopinta che rende la città ancora più magica; la festa nella capitale inizia già il sabato mattina, quando gli abitanti cominciano i preparativi per la lunga notte: c’è chi cucina, chi si prende l’incarico di decorare la barca o il terrazzo con tanti palloncini colorati e chi si occupa di trovare il posto barca migliore per assistere ai fuochi d’artificio nella capitale.

Ma facciamo un passo indietro. Chi è il Redentore e perché questa festa è importante per i Veneziani? Nel 1575 l’Italia fu investita da un’epidemia di peste che dilagò per la città di Venezia per quasi due anni, mietendo circa cinquantamila vittime. A seguito di altre epidemie simili scoppiate in epoche precedenti il governo Veneziano, attraverso i provveditori alla Sanità, aveva già fatto costruire due Lazzaretti: il Nuovo e il Vecchio in un’isola della Laguna, rispettivamente nel 1423 e nel 1468. Tuttavia, durante l’epidemia del 1575, i due ricoveri erano talmente sovraccarichi che il Senato decise che delle grandi barche dovessero sostare vicino all’isola come ausilio al contenimento degli ammalati che non avevano spazio di ricovero nei lazzaretti. Nel frattempo tutti i mendicanti della città venivano incarcerati in quanto considerati gli individui più soggetti a contrarre il morbo a causa delle loro precarie condizioni igieniche; anche loro furono caricati su delle barche ancorate vicino ai Lazzaretti. Un altro ricovero utilizzato fu la Chiesa della Madonna dell’Orto. In città si inceneriva ogni cosa potesse avere avuto contatto con i malati, si tentava di purificare l’aria bruciando del ginepro che veniva importato apposta dall’Istria e dalla Dalmazia, si obbligavano gli abitanti a restare chiusi in casa per otto giorni chiudendo i sestieri.

Tutte queste manovre di sicurezza e prevenzione furono inutili; non sapendo più cosa fare, il doge esortò il popolo a pregare e deliberò la costruzione di un tempio dedicato al Redentore non appena la pestilenza fosse terminata. Il Governo affidò questo importante incarico ad Andrea Palladio, la sede scelta fu l’isola della Giudecca e la prima pietra fu posta il 3 Maggio del 1577. La fine del morbo fu annunziata nel Luglio dello stesso anno nella Basilica di San Marco e si stabilì che la terza domenica di Luglio fosse per sempre dedicata alla visita di questo tempio. Dunque si costruì un ponte di barche da Piazza San Marco alla Giudecca per far passare la processione e il popolo al seguito e così per ogni anno a venire. La festa si svolge tuttora. Un tempo era preceduta da numerosi preparativi, col passare del tempo si iniziò a festeggiarla sin dalla vigilia perché molti abitanti nonché turisti, per paura di non trovare posto per la cerimonia, presero l’abitudine di recarsi alla Giudecca sin dalla sera prima e trascorrere lì la notte. Sorsero anche cucine ambulanti per facilitare la permanenza e l’attesa della notte precedente alle cerimonie. Diventò così la Sagra del Redentore o il Redentor, dove famiglie intere del popolo e della nobiltà insieme a gruppi di amici restavano alla Giudecca a mangiare, bere e fare festa, tutti assieme e per tutta la notte. Alle 23.30 inizia il gioco pirotecnico. Il ponte di barche viene costruito ancora oggi, inizia dalle zattere e, attraversando il canale della Giudecca, arriva proprio davanti al Tempio del Redentore.

In generale, la peste determinò non solo cambiamenti radicali nell’aspetto della città, ma, cosa importante, mutò il modo di pensare degli uomini del tempo. L’esperienza del morbo e delle difficoltà evidenziò in modo drammatico l’incertezza del domani, tanto che alla maggior parte degli uomini sopravvissuti sembrava quasi inutile pensare al patrimonio futuro. Tuttavia, gli effetti di questa nuova concezione di vita nata durante l’infuriare della malattia non furono del tutto negativi: la festa del Redentore è sicuramente simbolo di un rinnovamento culturale che da un lato non vuole dimenticare, ma dall’altro spiega le vele oltre.

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