Vivere o Sopravvivere?

Non conosciamo più il vero valore del tempo libero, tanto che per molti di noi è alto il rischio del vivere per lavorare più che del lavorare per vivere.

Quando mi capita di passare giorni in cui non lavoro o non studio, questo apparente “dolce far nulla” mi causa disagio: sento che dovrei impiegare quel tempo a fare qualcosa. Che sia appunto lavoro o divertimento, sento di avere degli obblighi.

Solo in un secondo tempo riesco a capire i benefici di questo momento di pace e tranquillità.

Mi capita anche di sentire amici  sbandierarmi in faccia quanto tempo dedichino al lavoro e allo studio, ed inevitabilmente diventa quasi una gara a chi fa di più, a chi ha meno tempo per sé. E’ proprio questa la mentalità che la nostra società ha fatto propria: lavoro e stress eccessivo sono status symbol mentre il tempo libero è diventato sinonimo di disoccupazione. La scelta di anteporre la vita a tutto il resto non sembra più essere una scelta intelligente.

Vi sempre una frase sensata? Sembra logico l’essere fieri del poco tempo che si ha per se stessi?

Bisogna dire innanzitutto che non è proprio tutta colpa nostra! Viviamo infatti in una società che ci spinge a fare e produrre anche a costo della perdita di noi stessi, e che a volte ci spinge ad acquistare qualcosa di cui non avremmo bisogno, ma magari per far contento qualcun altro!

Nel secolo scorso diverse teorie che promuovevano il tempo libero come un diritto e come un’attività scevra da ideologie consumistiche sono state pian piano sotterrate non solo dalla difficoltà di concepire del tempo per noi stessi dopo 8 ore di lavoro, che già tra il 1872 in Inghilterra e il 1923 in Italia furono considerate una conquista per i diritti dei lavoratori, ma anche da quella meravigliosa e appetitosa macchina dell’Entertainment che spingeva e spinge tuttora a consumare divertimento e passatempo in cambio di soldi.

Negli anni ’50 Keynes aveva teorizzato che entro il 2030 avremo lavorato tutti 15 ore settimanali, perché la tecnologia avrebbe pian piano sostituito la mano dell’uomo, e che la ricchezza dei paesi industrializzati sarebbe quadruplicata: aveva ragione nel secondo caso.

Spesso mi ritrovo anche a parlare di questo argomento con amici, ma purtroppo non siamo tutti uguali e trovo molte volte pareri discordanti, così ho deciso di approfondire il mio pensiero analizzandolo su due livelli: i due punti di vista riguardano due sfere diverse della nostra vita (lavoro e tempo libero) e  due concezioni differenti di intendere il benessere personale (serenità e status symbol).

Da una parte considereremo la prospettiva basata sul rapporto costi/benefici legati alla propensione nel dedicare più tempo alla nostra vita, dall’altra considerando il punto di vista dato da costi/benefici nel puntare a maggiori guadagni economici.

Il primo rispecchia il mio modo di vedere le cose, mentre il secondo è il punto di contrasto che mi capita di avere su questo argomento.

Partiamo con il primo punto di vista: perché meritiamo di lavorare di meno e dedicare più tempo a noi stessi?

La Svezia ad esempio si sta muovendo ufficialmente ad una giornata lavorativa di sei ore senza che venga diminuito il monte stipendi: gli esperti infatti hanno spiegato e dimostrato che la quantità di lavoro durante sei ore e otto ore lavorative è la medesima. Riducendo a sei ore lo scopo è quello di rendere i lavoratori più liberi di vivere il loro tempo libero, più felici e realizzati, e quindi più produttivi sul lavoro.

“Potremmo lavorare 15 ore la settimana e non avere problemi”, dice Bregman, giornalista del De Correspondent,“Se smettessimo di svolgere lavori inutili e concedessimo a tutti un reddito di base potremmo recuperare molte ore e cambiare il modo in cui viviamo”. Questo perché come sostiene anche Jeffrey Hammerbacker, scienziato che lavorava per Facebook, “Le migliori menti della mia generazione pensano solo a come convincere la gente a cliccare su una pubblicità.” Ci sono lavori inutili che risultano essere uno spreco di tempo.

Al di là del fatto che il sistema in cui viviamo potrebbe cambiare in meglio, ora come ora qual è la soluzione? Partendo dal presupposto che il lavoro è fondamentale per vivere, capiamo come possa essere diventato ancora più fondamentale del vivere. Cosa significa veramente vivere?

La giornata tipo di una persona descritta in pochi punti è: alzarsi, andare al lavoro, tornare, cenare, dormire. Tutto ciò in vista di week-end e vacanze nelle quali ci sforziamo di organizzare mille cose per avere il tempo occupato e mai libero! E’ per questo che una vacanza può essere controproducente, se in essa non ci siamo stabiliti l’obiettivo di dedicare realmente tempo a noi stessi.

Quindi vivere significa trovare un equilibrio tra lavoro, impegni, divertimento e tempo libero includendo il tempo libero come un aspetto importante da tenere in considerazione!

Sedersi su un prato, ascoltare musica, passare del tempo in compagnia delle persone più importanti per noi, un momento di silenzio davanti un tramonto non è tempo buttato via o un modo banale di passarlo, è tempo che dedichiamo a noi stessi e alle vere priorità della nostra vita!

Andiamo invece a considerare l’altra faccia della medaglia: vale la pena tutto questo stress, ma soprattutto, più tempo libero significa tempo passivo passato davanti alla tv?

Rutger Bregman racconta che tutto questo stress causato da lavoro e straordinari non è solo nocivo a noi ma all’intera società: il disastro di Chernobyl, la missione spaziale Challenger e la crisi finanziaria degli ultimi dieci anni sono tutti esempi di disastri causati da manager stressati in luoghi lavorativi dove è usuale fare straordinari; inoltre i paesi in cui si lavora di più sono quelli con la disuguaglianza ricchi/poveri più grande, in cui i lavoratori per raggiungere un reddito utile al sostentamento sono costretti a fare tante ore, mentre chi ha tanti soldi non si concede pause perchè il costo opportunità di scambiare tempo per il lavoro con il tempo libero è troppo alto.

Lascio un singolo dato che può testimoniare come il tempo libero non sia sinonimo di passivo: sapete quali sono i paesi che guardano più televisione? Lo avrete capito subito, proprio quelli in cui si lavora troppo: USA e Inghilterra hanno una media di 4 ore al giorno (nove anni della nostra vita).

Tutto ciò che inventiamo e costruiamo si basa sulle nostre conoscenze, e le nostre conoscenze si basano sulla realtà che ci circonda. Inventiamo mega apparecchi che funzionano per ore e ore, ma ai quali poi serve ricarica per ricominciare. Beh signori, quegli apparecchi funzionano come noi. Non possiamo chiedere a una batteria di continuare a funzionare anche se è scarica. Se avessimo bisogno di un tot di corrente per far funzionare una ruota ad una certa velocità e attaccassimo una pila scarica che non riuscisse a darle la potenza necessaria, quale sarebbe il risultato? La ruota rallenterebbe il processo qualsiasi esso sia, forse creando anche danni. Che lo vogliamo o no, abbiamo energie limitate e portarle al limite non è saggio.

Certo, il mondo di oggi richiede un ritmo elevato per starvi al passo ed esclude il beneficio del dubbio nello scegliere tra vivere e sopravvivere. Per questo decidere di vivere significa essere dei pionieri, da un certo punto di vista quasi eroi. Ma senza ombra di dubbio vivere è una scelta intelligente che porta benefici e benessere a noi stessi e a chi ci sta intorno, e soprattutto non ci rende più poveri!

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