You’ll Never Walk Alone

Steven Gerrard
Steven Gerrard

C’è una scena, un’immagine che risale esattamente a 10 anni fa.
Nei supplementari di una partita incredibile, dopo che il Milan aveva chiuso il primo tempo in vantaggio di 3 gol, dopo che nel secondo tempo, in 8 minuti, il Liverpool aveva pareggiato, un giocatore dei Reds dopo uno scatto di 30 metri in diagonale interrompe in scivolata una ripartenza del Milan in uno dei momenti più delicati del secondo tempo supplementare.
Lo stesso giocatore aveva dato il via alla rimonta segnando il primo gol, quello del 3-1.
Quel giocatore aveva una fascia gialla al braccio sinistro e il numero 8 sulle spalle.

Steven Gerrard è stato un capitano leggendario per il Liverpool. 17 anni di Anfield, 708 gare. 12 anni da Capitano.
L’ultima partita a Liverpool Gerrard avrebbe volentieri voluto posticiparla almeno all’anno prossimo, ma i tempi nel calcio sono evidentemente cambiati, non c’è più posto per le bandiere se la loro permanenza in squadra va a scapito dell’economia del club.
Le proprietà americane come quella dei Reds conoscono una sola bandiera: quella del denaro. Il rinnovo offerto al capitano storico era una cifra irrisoria, quasi una provocazione: “Ho preferito prendere io la decisione, piuttosto che aspettare di essere messo alla porta. È stata la scelta più dura della mia vita, ma l’ho maturata per ragioni giuste e nel tempo giusto. Ho amato ogni minuto che ho indossato questa maglia. Ho cercato sempre di onorarla dando il meglio dime stesso. Nessun viaggio è completamente liscio, ma sono orgoglioso della mia carriera al Liverpool.”

Ci sono poche parole che possano veramente descrivere chi sia stato Gerrard per il calcio inglese, per il calcio europeo.
Forse ce n’è solo una: centrocampista.
Perché Steven Gerrard è il simbolo più puro di che cosa sia il ruolo del centrocampista.  Nell’immaginario collettivo, perlomeno della mia generazione, quando si pensa al centrocampista Gerrard è uno di quei due o tre nomi che sono davanti a tutti gli altri. Quando da piccoli ognuno faceva la sua formazione mettendo insieme tutti i giocatori più forti, in tutte le squadre a centrocampo c’era lui.
Chi ha seguito il calcio dagli anni 90 fino ad oggi ha stampati a fuoco vivo nella memoria alcuni giocatori. Alcuni nomi resteranno eterni, come per i nostri genitori sono i nomi di Maradona, Van Basten, Zico e Platini.
Steven Gerrard è uno di quei nomi che sarà leggenda fra qualche anno.
L’emblema di un calcio che forse non c’è più. 17 anni nella stessa squadra, ormai sono record che appartengono a pochi.
Quando Zanetti smise di giocare ogni amante del calcio ebbe un sussulto, quando smisero Nesta, Maldini, quando Baggio salutò la serie A dopo un noiosissimo Milan-Brescia, tutti noi abbiamo sentito di perdere qualcosa.
Quando ho scoperto che quella contro il Crytstal Palace sarebbe stata l’ultima di Gerrard all’Anfield ho capito che stava finendo un’era.

Stiamo vivendo i tumultuosi anni di un calcio che sta cambiando. Schiavo dei diritti tv e del dio-denaro il calcio non lascia più spazio a chi non potrebbe essere una fonte di guadagno. Del Piero è stato sbattuto via dalla Juventus senza troppi complimenti, le rose delle due milanesi sono state smembrate in nome di una “revisione del bilancio” che le hanno portate ad essere due squadre tragicomiche.
Steven Gerrard ha scelto di lasciare il Liverpool per non essere cacciato, che è come dire che è stato cacciato. Non c’è più spazio per i sentimentalismi, che però possono trovare sfogo nelle parole e nei ricordi di chi a 12 anni discuteva se fosse più forte Lampard o Gerrard.
Gerrard ha dichiarato che avrebbe provato a trattenere le lacrime nel dopo partita, durante il tributo della Kop.

Alcuni di noi forse non ci hanno nemmeno provato.

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